aprile 20 2017

L’intelligenza è una palla

Insomma diciamocelo: 

l’intelligenza è una palla! Al piede della società?

Non so, ma ai posteri l’ardua sentenza.

Ora, non avendo ancora raggiunto una certa notorietà nel campo della scrittura, ma per dimostrarvi che comunque anch’io il fatterello lo so, mi limiterò a fare due citazioni e a esternare poi un mio (e mio solamente) pensiero: lungi da me volervi convincere a ragionare con la mia testa.

La classificazione della pazzia.

I pazzi, alla luce del corpo medico, devono essere collocati tra i sani o i malati? Furono osservati alcuni aspetti caratteristici e classificati: i comportamenti dei pazzi sono aberranti; durante una crisi schizofrenica si scatenano forze che nei manuali di psichiatria sono definite forze al quadrato, non giustificabili dal punto di vista della forza fisica abituale di un individuo; in altri casi, in condizione di catatonia, un soggetto può stare sulla punta di un mignolo per ventiquattro ore e, questa performance, non è praticabile in ordinarie condizioni di vita. Come si spiegano allora questi fenomeni? Se il riferimento è il corpo oggettivo e teorico voluto dalla scienza e soprattutto, se noi aderiamo passivamente a quel modello di corpo astratto, è chiaro che questi fenomeni non si possono spiegare. Di fronte a casi del genere, gli scienziati e i medici del Settecento elaborano una teoria assolutamente nuova che prende il nome di studio del “morbus sine materia”. Secondo questa teoria, se gli esami clinici di un individuo che appare visibilmente malato non rivelano alcuna patologia, significa che il morbo si annida nella sua anima anziché nel suo corpo.

Dell’anima si era detto tutto o quasi: che era immortale, e qualche volta anche mortale, che era vicino a Dio, ma anche lontano da Dio, che si salvava, che si dannava. Ma che l’anima potesse ammalarsi, ecco, questo lo si disse solo nel Settecento, quando nacque quella scienza che si chiamò psichiatria, che fu affiancata poi dalla psicologia e infine, dalla psicoanalisi.

Nascita della psichiatria.

«Il pensiero scientifico occidentale, si fonda sul dualismo tra anima e corpo, spirito e materia, inaugurato da Platone e radicalizzato da Cartesio. Eppure, prima di Platone, il mondo greco e la tradizione giudaico – cristiana “non concepivano l’uomo come un’anima che ha un corpo, ma come un corpo che è in relazione con il mondo”. Se l’assunto epistemologico della psichiatria classica e della psicanalisi freudiana e junghiana si fonda, come ogni scienza naturale, sulla scissione cartesiana, la prassi terapeutica predilige l’approccio fenomenologico che, recuperando il modello antropologico più antico e originario, “si dispone di fronte alla globalità dell’uomo quale si dà nella sua originaria e immediata presenza”. In quest’ottica, la distinzione tra sano e malato di mente perde rilevanza, mentre diventa importante cogliere le diverse modalità con cui l’io è al mondo. […] “Si tenga ben fermo cosa significa uomo.” […] Questo è il compito che Binswanger, amico di Freud e profondo conoscitore di Husserl e Heidegger, assegna alla psicologia che non voglia ridursi alla psico-fisiologia e perdere così la specificità dell’umano cui è naturalmente ordinata. L’analisi fenomenologica da lui promossa non parte, per comprendere l’uomo, dal dualismo antropologico di anima e corpo inaugurato da Platone, né da quello metodologico che articola quella scissione tra soggetto e oggetto che da Cartesio in poi è stata il cardine di ogni costruzione scientifica. Il suo punto di partenza è la presenza umana nel suo originario essere-nel-mondo, senza distinzione tra “sano di mente” e “alienato”, perché sia l’uno, sia l’altro, appartengono allo stesso “mondo”, anche se l’alienato vi appartiene in modo diverso, per differente strutturarsi, nel suo rapporto con il mondo, dei modelli percettivi, comprensivi e comportamentali. […] Alcune forme di alienazione mentale, quali malinconia, mania, isteria e schizofrenia, non sono più considerate in rapporto a uno schema metaindividuale, magari di natura biologica, come la libido freudiana, né in riferimento a un concetto base di “salute” nosograficamente determinata, se non addirittura moralisticamente o politicamente caratterizzata, ma in base a quell’elemento normativo, comune sia al “sano” sia al “malato”, che è il modo propriamente umano di essere-nel-mondo come e-sistenza, come progetto trascendente. […]

Da queste premesse si deduce che il malato non ha una malattia, ma è al mondo in una modalità che l’esistenza conosce come suo limite, quando non riesce a esprimersi come e-sistenza che si trascende in un suo pro-getto, ma solo come esistenza gettata.»[1]

[Divagazione. Intanto, abbiamo chiarito che l’anima non esiste: per una conoscenza più approfondita, vi rimando alla lettura del mio libro. Ma andiamo avanti. Dicevamo quindi, è la società il limite, non le persone. La gente si ammala perché il proprio IO viene compromesso dai limiti della società stessa: una società che non riconosce (e non è in grado di far stare bene) chi è oltre detti limiti! Una società che ti impegna in un lavoro che non vuoi, che impone valori non nostri, e tanto altro.

Oh mio dio, OH MIO DIO, ma allora è proprio vero:

i sani di mente sono rinchiusi in manicomio,

mentre i pazzi sono tutti fuori!!!] [2]

Ma aspettate un attimo, mi dev’essere sfuggita una cosa: effetti della dissonanza cognitiva?  Facciamo un piccolo passo indietro: voi sapete qual è quel numero, moltiplicato per il quale, qualsiasi risultato è zero? Era una domanda difficile, vero? Ve la rifaccio, ma per cortesia, stavolta accendete il cervello: esiste un numero in matematica. Qualsiasi numero moltiplicato per esso, da come risultato zero.

Esatto: Zero!!! Ergo…

Se la psichiatria, che è la branca specialistica della medicina che si occupa dello studio sperimentale, della prevenzione, della cura e della riabilitazione dei disturbi mentali, è nata da un presupposto sbagliato e continua erroneamente a “curare” solo una data componente e non l’interezza della persona, è per definizione, essa stessa sbagliata. E come la psichiatria, molte sono le branche della medicina che si basano su questa premessa, che ripeto, è sbagliata.

Infatti, il concetto è confermato anche da Enzo Soresi che, nel suo libro “Il cervello anarchico”, (con prefazione dello stesso Galimberti), ribadisce l’unicità della persona e della sua sfera emotiva: ognuno di noi, ha un mondo (interiore) ed è al mondo (si rapporta con il mondo esterno). E cioè, si deve curare una persona nella sua totalità, non solo i sintomi, considerando ogni individuo un essere umano, sofferente e che ha, come tutti del resto, la necessità di essere compreso e amato, e infine, trovare un equilibrio con il mondo che lo circonda. Ciò, per attivare tutte quelle risorse (insite in ognuno di noi) necessarie alla guarigione. Ora, cos’è che controlla il nostro corpo?

La mente!

Essa è il fulcro centrale di tutto. Proprio nel libro, Soresi afferma più e più volte il concetto:

“Un cervello così potente da far ammalare, e persino uccidere.

Ma anche guarire.”

Questa unicità, la stanno ribadendo materie nuove come le neuroscienze, che pongono l’individuo, nella sua unicità, come fulcro centrale del mondo moderno.

Ora veniamo alla nostra palla!

Ovvio che l’esempio che sto per fare sull’intelligenza, può adattarsi a qualsiasi altro aspetto dell’essere umano: emotività (che dalla società attuale, nei maschietti viene costantemente repressa), senso di appartenenza all’infinito (o Dio), e tanto altro.

Ma soffermiamoci sull’intelligenza: paragonatela ad una palla.

Abbiamo detto che la società pone i limiti, quindi immaginate l’intelligenza come una palla, mentre la società come una mano che stringe questa palla.

Avete mai provato a schiacciare con una mano una pallina di gomma?

Per quanto tempo e quanto riuscirete a schiacciare questa palla?

Quanta forza dovrete fare per tenerla compressa?

Ma più importante tra tutte: una palla più grande, necessiterà di una forza maggiore?

Ovvio che la risposta all’ultima è SÌ, inesorabilmente SÌ.

Di conseguenza, più una persona è intelligente (o emotiva, o altro), più si sentirà oppressa dalla società. E la società, chi è? O chi sono? Sono altri individui che si adeguano a quelle norme e comportamenti. Individui che diventano a loro volta i guardiani del sistema stesso, un sistema completamente sbagliato e marcio. Come? Come si diventa guardiani? Come perpetra questa insana società un cambiamento nelle menti delle persone? Semplice: a poco alla volta. Da piccoli si è costretti sul banco di scuola (mai che si dessero retta agli insegnamenti della Montessori), poi devi crescere con le varie normalità (eterosessualità, lavoro, famiglia, dio, etc.). E da grande: oggi non puoi dire una frase sennò offendi qualcuno e ti potrebbe denunciare; poi subisci al lavoro, ma non puoi perdere la tua fonte di reddito; i figli devono comportarsi bene e non giocare mai, sennò sono viziati, non li devi coccolare mai nemmeno se sono piccoli, sennò si abituano e crescono viziati; e quindi, è anche normale subire uno sfratto: TI È PERMESSO MORIRE DI FAME E FREDDO, MA SE OCCUPI LE CASE (PER INDOTTRINAMENTO) SEI IL MALE SUPREMO; e così via, poiché tutto ciò che è contrario a quanto stabilito, è, PRATICAMENTE, SINONIMO DI PAZZIA!!!

Detto questo, mi sorgono parecchi dubbi sulla presunta pazzia di certa gente, che in realtà, altro non erano che manifestazioni contrarie alla stessa società, cioè, al di fuori dei suoi parametri stabiliti. Tra queste cose contrarie, rientravano una volta, anche determinate malattie, diagnosticate alle donne, che non volevano altro che vivere una vita sessuale appagante, o più semplicemente, non essere schiave di una società che le vede (ancor’oggi) come oggetti. Furono dichiarate pazze e segregate, curate, torturate, e tanto altro. 

Tra le tante patologie diagnosticate, un tempo vi era anche l’omosessualità, considerata insana alla stregua della transessualità.

Per tutte queste persone, vengono diagnosticate (tutt’oggi) tutta una serie di malattie che altro scopo non hanno se non quello di impedire il libero arbitrio e una vita piena, prosperosa e felice.  

E quindi?

Effetto palla: le persone più intelligenti, o quelle più sensibili, alla fine esplodono!

Ma se fai questo, se metti le mani addosso a qualcuno, o lo ingiuri, sei pazza, e quindi ti rinchiudono o ti denunciano.

Mai, nel corso della storia, la società evoluta, moderna e civile, si è assunta la responsabilità di quanto accadeva. Era sempre colpa del singolo, sempre colpa della gente che, stranamente, ad un certo punto impazziva. Ma sempre più stranamente, fino a un minuto prima, nessuno sospettava nulla: era una persona normale. Così dicono tutti.

Vabbé (direte voi a questo punto), ma a noi, cosa ci frega? Che colpa ne ho io se una persona impazzisce, occupa una casa, o è costretto a chiedere l’elemosina per campare? La colpa è solo sua!!! 

E no cari miei, non è così. E per farvi capire, userò l’esempio della diga.

Se una diga crolla, a quale gocciolina d’acqua dareste la colpa? Tutte, tutte hanno colpa. Noi siamo come tante goccioline d’acqua in un’immensa diga (il nostro Pianeta). Ognuno di noi è responsabile per quanto sta per avvenire. E una società che permette a 4 IDIOTI di rinchiudere, uccidere o far deportare i più intelligenti e sensibili, insomma, coloro i quali potrebbero davvero sanare il Pianeta e portare giovamento a tutti, NON HA ALCUN FUTURO!

Si, lo so, e molti di voi, a questo punto, lo staranno già dicendo: questi discorsi sono una palla. Beh, ve lo avevo detto, no?

P.s. Avete capito ora perché le persone come me sono state sin dall’alba dei tempi perseguitate e massacrate?

P.s2 Ma quando una diga crolla, che fine fanno tutte (e ripeto tutte, nessuna esclusa, anche quelle che si sono fatte i caxxi loro) le goccioline d’acqua?

Questo articolo è stato redatto interamente da frammenti del mio libro in prossima uscita “FanKulo agli IDIOTI”. L’ho voluto perché dopo quanto mi è accaduto, mi trovo in una situazione delicata: alcune persone si stanno contrapponendo alla mia volontà di riavvicinarmi ai miei figli e stanno usando la mia pazzia (indotta) per impedirmi di essere completamente felice.

P.s3 Sin dalla nascita, mi sono sempre sentita appartenente a quest’infinito (o Dio). Però SSSSTTTTT, non lo dite alla mia psichiatra, altrimenti quella, anziché farmi vedere i bambini, a sto giro, mi ricovera proprio.

😀

[1] Dal libro “Psichiatria e fenomenologia”, di Umberto Galimberti, RCS MediaGroup S.p.A., 2016.

[2] Basta guardare chi governa il mondo.

 



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Posted 20 aprile 2017 by marika in category "condizionamento", "dirittiumani", "ingiustiziasociale

About the Author

Poetessa, scrittrice e disegnatrice transessuale (LGBTQI)

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