agosto 5 2017

Interiorizzazione della schiavitù umana

Cosa significa interiorizzare?

Se io vi dicessi 7 miliardi di anni, voi cosa pensereste? Per capire profondamente cosa significhi, dovreste cominciare a contare anno dopo anno fino ad arrivare a fine cifra. Ma ciò non basterebbe. Per comprenderlo davvero, dovreste ricominciare daccapo contando ogni anno per i suoi 365 giorni, e quindi: 365 giorni, anno uno; 365 giorni, anno due; e così via fino ad arrivare alla cifra prestabilita.

“Ma com’è possibile che una persona possa uccidere moglie e figlio e poi dare fuoco alla casa? Doveva essere pazzo o avere problemi!” 

Questo mi sono sentita dire stamane al bar, mentre, in modalità Zen, tentavo di placare la mia mente dalla sofferenza per l’accaduto, cercando di bypassare nel miglior modo possibile il dolore e convogliare le mie energie per trovare la forza che mi permettesse anche oggi, di sopravvivere alla stupidità umana.

[Divagazione? No, divaga – mente. Paragoniamo il corpo umano a un computer. Com’è fatto un computer? I collegamenti sono quelli standard che conosciamo: mouse, tastiera, monitor e stampante sono collegati alle porte del PC, mentre dentro l’unità, vi sono le periferiche di base (Hard disk, scheda video, etc.). Ora consideriamo il corpo umano: abbiamo tutti la stessa unità di base (il cervello) e i collegamenti alle varie periferiche sono uguali per tutti, a meno di non incappare in qualche diversità, e già qui, chi studia medicina potrebbe obiettare. Volendoli ancora paragonare, l’Hard Disk e la mente lavorano esattamente allo stesso modo: vi è presente un sistema operativo, hanno a disposizione dei programmi con cui interagiscono con le periferiche e con l’utente, e immagazzinano i dati. Fin qui ancora nulla. Cosa farebbe allora la differenza tra PC e corpo umano? La differenza risiede nel modo in cui la mente (e quindi menti diverse tra loro) interagisce all’ambiente (stimoli) e nel numero di collegamenti, o capacità di archiviazione: prendendo in considerazione strade, autostrade, fiumi, collegamenti ferroviari, collegamenti elettrici e rete internet di tutto il pianeta Terra, la somma totale delle connessioni terrestri non arriverebbe nemmeno alla metà delle connessioni (collegamenti neuronali) che la mente è in grado di creare e gestire. Ecco, la modalità diversa: non si avranno mai due menti eguali. Allora come si fa a definire un individuo normale o squilibrato? Sano o pazzo? In altre parole, tutte queste persone sono esattamente uguali a quelle definite normali, solo che il loro approccio alla realtà e al mondo interiore è NON conforme a standard prestabiliti: le persone normali quindi, per definizione stessa, non sono, materialmente, capaci di comprenderlo.]

Ecco, interiorizzare significa capire profondamente a livello conscio la gravità del discorso. È quel cambiamento che si ha quando tutta la struttura reputata al pensiero, si modifica: la classica lampadina del “ho capito” che si accende quando si comprende il discorso e la mente attiva quella procedura di trasformazione neuronale che ci consente di modificare il nostro pensiero, e di conseguenza, comportamento.

Quindi, per comprendere mia carissima IDIOTA, dovresti essere sottoposta anche tu allo stesso stress psico – emotivo, in modo da poter attivare quei cambiamenti che ti consentissero di comprendere. E ti sfido a rimanere normale! 

“Il problema autentico è risvegliare nell’individuo quel tanto di consapevolezza capace di generare in lui il desiderio di divenire libero, intelligente, autorealizzato e pienamente consapevole.”

Osho Rajneesh.

La persona autrice di quel gravissimo gesto, dopo anni di sacrifici inutili, ha capito profondamente che siamo tutti SCHIAVI. Ma l’origine della schiavitù risale sin dall’alba dei tempi e della creazione dell’uomo (quasi trecentomila anni fa, considerando le prime ibridazioni).

Qualsiasi padre di famiglia che capisca profondamente ciò, la prima cosa che non vorrebbe MAI, è vedere i suoi cari (moglie, figli e parenti) SCHIAVI. Ne sono più che mai consapevole perché successe (tempo addietro) anche a me. 

Inoltre, così come fece Saddam Hussein (bruciò i pozzi di petrolio tentando di impedire la schiavitù del suo popolo): col cazzo che ti lascio la mia casa. Questo è un tipo di ragionamento che sta diventando comune a molta gente che, oltre a trovarsi in difficoltà, si rende conto, cioè interiorizza, la condizione della schiavitù umana.

Quindi, tu mia cara IDIOTA, non lo potrai mai capire fino a quando la tua mente non attiverà i processi neuronali che ti consentiranno di cambiare e apprendere, profondamente, il “come sia possibile”.

Del sistema inventato per tenerci ancora schiavi, te ne rendi conto quando, persone IDIOTE come te, additano quel poveraccio come cattivo (esattamente come successe a Saddam).

E, in quel caso comprendi anche la profondità e la perfezione del sistema ingegnato:

“quando il povero si volge contro un altro povero, siamo di fronte al tocco di classe della classe governante.”

Quel poveraccio, grazie alla tua stupididità e alla tua insulsa boccaccia, rischia oggi di passare anche per il cattivo! Per la serie: cornuto e mazziato.

Concludo quest’articolo con una preghiera:

Invito chiunque si trovi in difficoltà, a non sentirsi fallito e a NON RIMANERE SOLO, rivolgendosi alle associazioni per la difesa dei diritti, come quello all’abitare.

Per Bologna SocialLogBologna

Fallito è oramai questo insulso modo di condizionare la mente umana.

 

Articolo interamente tratto dal mio secondo libro “FanKulo agli IDIOTI”

 

 

 



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Posted 5 agosto 2017 by marika in category "condizionamento", "dirittiumani", "ingiustiziasociale", "omicidiodistato

About the Author

Poetessa, scrittrice e disegnatrice transessuale (LGBTQI)

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