novembre 8 2017

Parola d’ordine: repressione

È un privilegio della Regione Emiliana? Reprimere con la violenza tutto ciò che non si conforma allo stato egemonico del potere? Non so. So solo che tutto è cominciato quest’estate, con l’assassinio del ferrarese Galeazzo Bartolucci (R.i.P) e di cui tutte le strutture, di potere e non (politici, assistenti sociali, agenzia delle tasse, creditori, etc.) sono diretti responsabili. La repressione è proseguita poi a Bologna con la requisizione della discoteca e centro sociale Crash prima, e del centro sociale Labas poi. Senza contare tutti quegli sfratti e quei maltrattamenti, passati quasi in sordina quest’estate, se non fosse stato per qualche zelante relatore (Anzola Emilia tanto per citare un altro avvenimento).  

Ma oramai, almeno a Bologna, è chiara la politica che si sta attuando: quella di trasformare la città in una vetrina per il turismo di lusso, dove solo chi può permettersi di pagare un alloggio ben oltre 1500 euro al mese, può avere titolo a stare, mentre le classi più deboli vengono spinte sempre più ai margini delle città, in periferia, isolate ed emarginate, senza alcun diritto e supporto, e i centri sociali che combattono per la difesa dei diritti, sono sottoposti costantemente alla gogna mediatica. Entrambi, classi deboli e  associazioni, considerate sempre più come un cancro per una società che ha la presunzione di definirsi moderna, evoluta e civile. 

Ma è civile in cosa? Nei soldi che fottono i politici al popolo?

Quindi, nella società moderna, ove si combatte per i diritti agli animali, le classi meno abbienti, i poveri e i diseredati, diventano la valvola di sfogo di uno Stato di polizia che vede nella repressione, l’unico strumento di una globalizzazione sempre più imperante, invasiva e soffocante, che spinge sempre più affinché tutti si uniformino allo strapotere di 4 IDIOTI che tengono l’umanità in scacco, per le palle, costantemente soggiogata, schiacciata e repressa. 

In questi ultimi due anni, il Comune di Bologna si è distinto ed è diventato famoso (il termine corretto è famigerato) per il controllo totalitario che attua, avallato dalle forze dell’ordine, sempre omni-presenti e che sono l’evidente simbolo d’oppressione della comunità, anziché della sua difesa. 

Stamattina, approfittando dell’assenza dei capi famiglia, impegnati in lavori che vi ricordo essere sottopagati, pur di sfamare i componenti del nucleo famigliare, approfittando dell’assenza dell’associazione di difesa dei diritti all’abitare SocialLog Bologna, degli assistenti sociali e di chi avrebbe potuto fornire loro supporto, ben dieci famiglie, si son viste attaccate e scacciate dalle loro stesse abitazioni all’interno della struttura Ex Galaxy, da ben oltre cento militari strapagati e vestiti di tutto punto in tenuta antisommossa (celere, vigili urbani, Digos, etc.). Avvenimento increscioso nonostante meno di una settimana fa, fosse stato loro garantito che nulla di tutto ciò sarebbe successo.

Pensavate fosse finita qui?

No!

Al danno perpetrato si è aggiunta la beffa.

Le famiglie sono state spostate nell’ostello San Sisto a Bologna, che sappiamo benissimo essere inadeguato e non conforme alla legislazione Europea: un solo bagno all’esterno degli alloggi ogni 3 – 4 famiglie e la mancanza di una cucina adeguata alle esigenze dei nuclei componenti lo stabile (si parla di una sola piastra ad induzione per tutti gli occupanti, circa 50 famiglie).

Non c’è nulla da fare ed è scritto su tutti i libri, basta leggerli: ci schiavizzano da oltre trecentomila anni e non ci vogliono ancora liberare.

Altro che società moderna!

Invito tutti coloro che leggono quest’articolo, anche se non direttamente interessati, a non sentirsi estranei a questi fatti e a rendersi parte attiva nella lotta quotidiana contro lo strapotere, e sapete perché? Leggetevi le due citazioni qui sotto e lo capirete.

“Mi sembrava che avesse anche sveltito il suo modo di mangiare e passava anche un po’ più di tempo a contatto con la realtà. Aveva cominciato a leggere tutti i giorni il quotidiano ed era informatissima su tutte le notizie più importanti, ma si diceva scontenta, perché troppa cronaca e tante notizie di guerra e di morte animavano quei fogli e le sembrava, diceva, di stare sfogliando un bollettino di guerra e questo la rattristava molto, perché la gente diventava di giorno in giorno sempre più cattiva ed egoista e nulla del singolo importava alla massa. Ognuno sperava soltanto che i suoi affari andassero per il verso giusto, peste e carestia potevano entrare nelle case degli altri, bastava che la sua fosse risparmiata. E questo, diceva Odette, con voce commossa e rammaricata, non porta a nulla di buono per il genere umano, bisogna volersi bene l’un l’altro e non pensare solo ai fatti propri, perché l’accordo e l’amore reciproco fanno la stabilità e la prosperità del mondo.” [1]

Non dovreste sperare che questi avvenimenti accadano solo agli altri. Ed ecco spiegato il perché!

“Prima di tutto vennero a prendere gli zingari, e fui contento, perché rubacchiavano. Poi vennero a prendere gli ebrei, e stetti zitto, perché mi stavano antipatici. Poi vennero a prendere gli omosessuali, e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi. Poi vennero a prendere i comunisti, e io non dissi niente, perché non ero comunista. Un giorno vennero a prendere me, e non c’era rimasto nessuno a protestare”.[2]

Prima o poi, potrebbero venire a prendervi!

 

[1] Citazione dal libro “Cose di una sera”, di Ugo Costabile, Ibiskos Editrice, 1991.

[2] Il testo della poesia rimane controverso: ci sono molte varianti, che si differenziano sia per le persone citate (comunisti, socialisti, ebrei, cattolici, testimoni di Geova, malati incurabili, etc.), sia per l’ordine in cui sono citate. Nei paesi di lingua spagnola la poesia – già propagandata ampiamente da attivisti sociali negli Stati Uniti almeno dagli anni sessanta in sostegno dei diritti civili e in opposizione alla Guerra del Vietnam – è stata spesso erroneamente attribuita a Bertolt Brecht sin dagli anni settanta. Ma il drammaturgo ne cambiò solo la parte iniziale. I versi originari furono attribuiti a Martin Niemöller (1946).

Quest’articolo è tratto dal mio secondo libro “FanKulo agli IDIOTI”

agosto 5 2017

Interiorizzazione della schiavitù umana

Cosa significa interiorizzare?

Se io vi dicessi 7 miliardi di anni, voi cosa pensereste? Per capire profondamente cosa significhi, dovreste cominciare a contare anno dopo anno fino ad arrivare a fine cifra. Ma ciò non basterebbe. Per comprenderlo davvero, dovreste ricominciare daccapo contando ogni anno per i suoi 365 giorni, e quindi: 365 giorni, anno uno; 365 giorni, anno due; e così via fino ad arrivare alla cifra prestabilita.

“Ma com’è possibile che una persona possa uccidere moglie e figlio e poi dare fuoco alla casa? Doveva essere pazzo o avere problemi!” 

Questo mi sono sentita dire stamane al bar, mentre, in modalità Zen, tentavo di placare la mia mente dalla sofferenza per l’accaduto, cercando di bypassare nel miglior modo possibile il dolore e convogliare le mie energie per trovare la forza che mi permettesse anche oggi, di sopravvivere alla stupidità umana.

[Divagazione? No, divaga – mente. Paragoniamo il corpo umano a un computer. Com’è fatto un computer? I collegamenti sono quelli standard che conosciamo: mouse, tastiera, monitor e stampante sono collegati alle porte del PC, mentre dentro l’unità, vi sono le periferiche di base (Hard disk, scheda video, etc.). Ora consideriamo il corpo umano: abbiamo tutti la stessa unità di base (il cervello) e i collegamenti alle varie periferiche sono uguali per tutti, a meno di non incappare in qualche diversità, e già qui, chi studia medicina potrebbe obiettare. Volendoli ancora paragonare, l’Hard Disk e la mente lavorano esattamente allo stesso modo: vi è presente un sistema operativo, hanno a disposizione dei programmi con cui interagiscono con le periferiche e con l’utente, e immagazzinano i dati. Fin qui ancora nulla. Cosa farebbe allora la differenza tra PC e corpo umano? La differenza risiede nel modo in cui la mente (e quindi menti diverse tra loro) interagisce all’ambiente (stimoli) e nel numero di collegamenti, o capacità di archiviazione: prendendo in considerazione strade, autostrade, fiumi, collegamenti ferroviari, collegamenti elettrici e rete internet di tutto il pianeta Terra, la somma totale delle connessioni terrestri non arriverebbe nemmeno alla metà delle connessioni (collegamenti neuronali) che la mente è in grado di creare e gestire. Ecco, la modalità diversa: non si avranno mai due menti eguali. Allora come si fa a definire un individuo normale o squilibrato? Sano o pazzo? In altre parole, tutte queste persone sono esattamente uguali a quelle definite normali, solo che il loro approccio alla realtà e al mondo interiore è NON conforme a standard prestabiliti: le persone normali quindi, per definizione stessa, non sono, materialmente, capaci di comprenderlo.]

Ecco, interiorizzare significa capire profondamente a livello conscio la gravità del discorso. È quel cambiamento che si ha quando tutta la struttura reputata al pensiero, si modifica: la classica lampadina del “ho capito” che si accende quando si comprende il discorso e la mente attiva quella procedura di trasformazione neuronale che ci consente di modificare il nostro pensiero, e di conseguenza, comportamento.

Quindi, per comprendere mia carissima IDIOTA, dovresti essere sottoposta anche tu allo stesso stress psico – emotivo, in modo da poter attivare quei cambiamenti che ti consentissero di comprendere. E ti sfido a rimanere normale! 

“Il problema autentico è risvegliare nell’individuo quel tanto di consapevolezza capace di generare in lui il desiderio di divenire libero, intelligente, autorealizzato e pienamente consapevole.”

Osho Rajneesh.

La persona autrice di quel gravissimo gesto, dopo anni di sacrifici inutili, ha capito profondamente che siamo tutti SCHIAVI. Ma l’origine della schiavitù risale sin dall’alba dei tempi e della creazione dell’uomo (quasi trecentomila anni fa, considerando le prime ibridazioni).

Qualsiasi padre di famiglia che capisca profondamente ciò, la prima cosa che non vorrebbe MAI, è vedere i suoi cari (moglie, figli e parenti) SCHIAVI. Ne sono più che mai consapevole perché successe (tempo addietro) anche a me. 

Inoltre, così come fece Saddam Hussein (bruciò i pozzi di petrolio tentando di impedire la schiavitù del suo popolo): col cazzo che ti lascio la mia casa. Questo è un tipo di ragionamento che sta diventando comune a molta gente che, oltre a trovarsi in difficoltà, si rende conto, cioè interiorizza, la condizione della schiavitù umana.

Quindi, tu mia cara IDIOTA, non lo potrai mai capire fino a quando la tua mente non attiverà i processi neuronali che ti consentiranno di cambiare e apprendere, profondamente, il “come sia possibile”.

Del sistema inventato per tenerci ancora schiavi, te ne rendi conto quando, persone IDIOTE come te, additano quel poveraccio come cattivo (esattamente come successe a Saddam).

E, in quel caso comprendi anche la profondità e la perfezione del sistema ingegnato:

“quando il povero si volge contro un altro povero, siamo di fronte al tocco di classe della classe governante.”

Quel poveraccio, grazie alla tua stupididità e alla tua insulsa boccaccia, rischia oggi di passare anche per il cattivo! Per la serie: cornuto e mazziato.

Concludo quest’articolo con una preghiera:

Invito chiunque si trovi in difficoltà, a non sentirsi fallito e a NON RIMANERE SOLO, rivolgendosi alle associazioni per la difesa dei diritti, come quello all’abitare.

Per Bologna SocialLogBologna

Fallito è oramai questo insulso modo di condizionare la mente umana.

 

Articolo interamente tratto dal mio secondo libro “FanKulo agli IDIOTI”

 

 

 

aprile 20 2017

L’intelligenza è una palla

Insomma diciamocelo: 

l’intelligenza è una palla! Al piede della società?

Non so, ma ai posteri l’ardua sentenza.

Ora, non avendo ancora raggiunto una certa notorietà nel campo della scrittura, ma per dimostrarvi che comunque anch’io il fatterello lo so, mi limiterò a fare due citazioni e a esternare poi un mio (e mio solamente) pensiero: lungi da me volervi convincere a ragionare con la mia testa.

La classificazione della pazzia.

I pazzi, alla luce del corpo medico, devono essere collocati tra i sani o i malati? Furono osservati alcuni aspetti caratteristici e classificati: i comportamenti dei pazzi sono aberranti; durante una crisi schizofrenica si scatenano forze che nei manuali di psichiatria sono definite forze al quadrato, non giustificabili dal punto di vista della forza fisica abituale di un individuo; in altri casi, in condizione di catatonia, un soggetto può stare sulla punta di un mignolo per ventiquattro ore e, questa performance, non è praticabile in ordinarie condizioni di vita. Come si spiegano allora questi fenomeni? Se il riferimento è il corpo oggettivo e teorico voluto dalla scienza e soprattutto, se noi aderiamo passivamente a quel modello di corpo astratto, è chiaro che questi fenomeni non si possono spiegare. Di fronte a casi del genere, gli scienziati e i medici del Settecento elaborano una teoria assolutamente nuova che prende il nome di studio del “morbus sine materia”. Secondo questa teoria, se gli esami clinici di un individuo che appare visibilmente malato non rivelano alcuna patologia, significa che il morbo si annida nella sua anima anziché nel suo corpo.

Dell’anima si era detto tutto o quasi: che era immortale, e qualche volta anche mortale, che era vicino a Dio, ma anche lontano da Dio, che si salvava, che si dannava. Ma che l’anima potesse ammalarsi, ecco, questo lo si disse solo nel Settecento, quando nacque quella scienza che si chiamò psichiatria, che fu affiancata poi dalla psicologia e infine, dalla psicoanalisi.

Nascita della psichiatria.

«Il pensiero scientifico occidentale, si fonda sul dualismo tra anima e corpo, spirito e materia, inaugurato da Platone e radicalizzato da Cartesio. Eppure, prima di Platone, il mondo greco e la tradizione giudaico – cristiana “non concepivano l’uomo come un’anima che ha un corpo, ma come un corpo che è in relazione con il mondo”. Se l’assunto epistemologico della psichiatria classica e della psicanalisi freudiana e junghiana si fonda, come ogni scienza naturale, sulla scissione cartesiana, la prassi terapeutica predilige l’approccio fenomenologico che, recuperando il modello antropologico più antico e originario, “si dispone di fronte alla globalità dell’uomo quale si dà nella sua originaria e immediata presenza”. In quest’ottica, la distinzione tra sano e malato di mente perde rilevanza, mentre diventa importante cogliere le diverse modalità con cui l’io è al mondo. […] “Si tenga ben fermo cosa significa uomo.” […] Questo è il compito che Binswanger, amico di Freud e profondo conoscitore di Husserl e Heidegger, assegna alla psicologia che non voglia ridursi alla psico-fisiologia e perdere così la specificità dell’umano cui è naturalmente ordinata. L’analisi fenomenologica da lui promossa non parte, per comprendere l’uomo, dal dualismo antropologico di anima e corpo inaugurato da Platone, né da quello metodologico che articola quella scissione tra soggetto e oggetto che da Cartesio in poi è stata il cardine di ogni costruzione scientifica. Il suo punto di partenza è la presenza umana nel suo originario essere-nel-mondo, senza distinzione tra “sano di mente” e “alienato”, perché sia l’uno, sia l’altro, appartengono allo stesso “mondo”, anche se l’alienato vi appartiene in modo diverso, per differente strutturarsi, nel suo rapporto con il mondo, dei modelli percettivi, comprensivi e comportamentali. […] Alcune forme di alienazione mentale, quali malinconia, mania, isteria e schizofrenia, non sono più considerate in rapporto a uno schema metaindividuale, magari di natura biologica, come la libido freudiana, né in riferimento a un concetto base di “salute” nosograficamente determinata, se non addirittura moralisticamente o politicamente caratterizzata, ma in base a quell’elemento normativo, comune sia al “sano” sia al “malato”, che è il modo propriamente umano di essere-nel-mondo come e-sistenza, come progetto trascendente. […]

Da queste premesse si deduce che il malato non ha una malattia, ma è al mondo in una modalità che l’esistenza conosce come suo limite, quando non riesce a esprimersi come e-sistenza che si trascende in un suo pro-getto, ma solo come esistenza gettata.»[1]

[Divagazione. Intanto, abbiamo chiarito che l’anima non esiste: per una conoscenza più approfondita, vi rimando alla lettura del mio libro. Ma andiamo avanti. Dicevamo quindi, è la società il limite, non le persone. La gente si ammala perché il proprio IO viene compromesso dai limiti della società stessa: una società che non riconosce (e non è in grado di far stare bene) chi è oltre detti limiti! Una società che ti impegna in un lavoro che non vuoi, che impone valori non nostri, e tanto altro.

Oh mio dio, OH MIO DIO, ma allora è proprio vero:

i sani di mente sono rinchiusi in manicomio,

mentre i pazzi sono tutti fuori!!!] [2]

Ma aspettate un attimo, mi dev’essere sfuggita una cosa: effetti della dissonanza cognitiva?  Facciamo un piccolo passo indietro: voi sapete qual è quel numero, moltiplicato per il quale, qualsiasi risultato è zero? Era una domanda difficile, vero? Ve la rifaccio, ma per cortesia, stavolta accendete il cervello: esiste un numero in matematica. Qualsiasi numero moltiplicato per esso, da come risultato zero.

Esatto: Zero!!! Ergo…

Se la psichiatria, che è la branca specialistica della medicina che si occupa dello studio sperimentale, della prevenzione, della cura e della riabilitazione dei disturbi mentali, è nata da un presupposto sbagliato e continua erroneamente a “curare” solo una data componente e non l’interezza della persona, è per definizione, essa stessa sbagliata. E come la psichiatria, molte sono le branche della medicina che si basano su questa premessa, che ripeto, è sbagliata.

Infatti, il concetto è confermato anche da Enzo Soresi che, nel suo libro “Il cervello anarchico”, (con prefazione dello stesso Galimberti), ribadisce l’unicità della persona e della sua sfera emotiva: ognuno di noi, ha un mondo (interiore) ed è al mondo (si rapporta con il mondo esterno). E cioè, si deve curare una persona nella sua totalità, non solo i sintomi, considerando ogni individuo un essere umano, sofferente e che ha, come tutti del resto, la necessità di essere compreso e amato, e infine, trovare un equilibrio con il mondo che lo circonda. Ciò, per attivare tutte quelle risorse (insite in ognuno di noi) necessarie alla guarigione. Ora, cos’è che controlla il nostro corpo?

La mente!

Essa è il fulcro centrale di tutto. Proprio nel libro, Soresi afferma più e più volte il concetto:

“Un cervello così potente da far ammalare, e persino uccidere.

Ma anche guarire.”

Questa unicità, la stanno ribadendo materie nuove come le neuroscienze, che pongono l’individuo, nella sua unicità, come fulcro centrale del mondo moderno.

Ora veniamo alla nostra palla!

Ovvio che l’esempio che sto per fare sull’intelligenza, può adattarsi a qualsiasi altro aspetto dell’essere umano: emotività (che dalla società attuale, nei maschietti viene costantemente repressa), senso di appartenenza all’infinito (o Dio), e tanto altro.

Ma soffermiamoci sull’intelligenza: paragonatela ad una palla.

Abbiamo detto che la società pone i limiti, quindi immaginate l’intelligenza come una palla, mentre la società come una mano che stringe questa palla.

Avete mai provato a schiacciare con una mano una pallina di gomma?

Per quanto tempo e quanto riuscirete a schiacciare questa palla?

Quanta forza dovrete fare per tenerla compressa?

Ma più importante tra tutte: una palla più grande, necessiterà di una forza maggiore?

Ovvio che la risposta all’ultima è SÌ, inesorabilmente SÌ.

Di conseguenza, più una persona è intelligente (o emotiva, o altro), più si sentirà oppressa dalla società. E la società, chi è? O chi sono? Sono altri individui che si adeguano a quelle norme e comportamenti. Individui che diventano a loro volta i guardiani del sistema stesso, un sistema completamente sbagliato e marcio. Come? Come si diventa guardiani? Come perpetra questa insana società un cambiamento nelle menti delle persone? Semplice: a poco alla volta. Da piccoli si è costretti sul banco di scuola (mai che si dessero retta agli insegnamenti della Montessori), poi devi crescere con le varie normalità (eterosessualità, lavoro, famiglia, dio, etc.). E da grande: oggi non puoi dire una frase sennò offendi qualcuno e ti potrebbe denunciare; poi subisci al lavoro, ma non puoi perdere la tua fonte di reddito; i figli devono comportarsi bene e non giocare mai, sennò sono viziati, non li devi coccolare mai nemmeno se sono piccoli, sennò si abituano e crescono viziati; e quindi, è anche normale subire uno sfratto: TI È PERMESSO MORIRE DI FAME E FREDDO, MA SE OCCUPI LE CASE (PER INDOTTRINAMENTO) SEI IL MALE SUPREMO; e così via, poiché tutto ciò che è contrario a quanto stabilito, è, PRATICAMENTE, SINONIMO DI PAZZIA!!!

Detto questo, mi sorgono parecchi dubbi sulla presunta pazzia di certa gente, che in realtà, altro non erano che manifestazioni contrarie alla stessa società, cioè, al di fuori dei suoi parametri stabiliti. Tra queste cose contrarie, rientravano una volta, anche determinate malattie, diagnosticate alle donne, che non volevano altro che vivere una vita sessuale appagante, o più semplicemente, non essere schiave di una società che le vede (ancor’oggi) come oggetti. Furono dichiarate pazze e segregate, curate, torturate, e tanto altro. 

Tra le tante patologie diagnosticate, un tempo vi era anche l’omosessualità, considerata insana alla stregua della transessualità.

Per tutte queste persone, vengono diagnosticate (tutt’oggi) tutta una serie di malattie che altro scopo non hanno se non quello di impedire il libero arbitrio e una vita piena, prosperosa e felice.  

E quindi?

Effetto palla: le persone più intelligenti, o quelle più sensibili, alla fine esplodono!

Ma se fai questo, se metti le mani addosso a qualcuno, o lo ingiuri, sei pazza, e quindi ti rinchiudono o ti denunciano.

Mai, nel corso della storia, la società evoluta, moderna e civile, si è assunta la responsabilità di quanto accadeva. Era sempre colpa del singolo, sempre colpa della gente che, stranamente, ad un certo punto impazziva. Ma sempre più stranamente, fino a un minuto prima, nessuno sospettava nulla: era una persona normale. Così dicono tutti.

Vabbé (direte voi a questo punto), ma a noi, cosa ci frega? Che colpa ne ho io se una persona impazzisce, occupa una casa, o è costretto a chiedere l’elemosina per campare? La colpa è solo sua!!! 

E no cari miei, non è così. E per farvi capire, userò l’esempio della diga.

Se una diga crolla, a quale gocciolina d’acqua dareste la colpa? Tutte, tutte hanno colpa. Noi siamo come tante goccioline d’acqua in un’immensa diga (il nostro Pianeta). Ognuno di noi è responsabile per quanto sta per avvenire. E una società che permette a 4 IDIOTI di rinchiudere, uccidere o far deportare i più intelligenti e sensibili, insomma, coloro i quali potrebbero davvero sanare il Pianeta e portare giovamento a tutti, NON HA ALCUN FUTURO!

Si, lo so, e molti di voi, a questo punto, lo staranno già dicendo: questi discorsi sono una palla. Beh, ve lo avevo detto, no?

P.s. Avete capito ora perché le persone come me sono state sin dall’alba dei tempi perseguitate e massacrate?

P.s2 Ma quando una diga crolla, che fine fanno tutte (e ripeto tutte, nessuna esclusa, anche quelle che si sono fatte i caxxi loro) le goccioline d’acqua?

Questo articolo è stato redatto interamente da frammenti del mio libro in prossima uscita “FanKulo agli IDIOTI”. L’ho voluto perché dopo quanto mi è accaduto, mi trovo in una situazione delicata: alcune persone si stanno contrapponendo alla mia volontà di riavvicinarmi ai miei figli e stanno usando la mia pazzia (indotta) per impedirmi di essere completamente felice.

P.s3 Sin dalla nascita, mi sono sempre sentita appartenente a quest’infinito (o Dio). Però SSSSTTTTT, non lo dite alla mia psichiatra, altrimenti quella, anziché farmi vedere i bambini, a sto giro, mi ricovera proprio.

😀

[1] Dal libro “Psichiatria e fenomenologia”, di Umberto Galimberti, RCS MediaGroup S.p.A., 2016.

[2] Basta guardare chi governa il mondo.