novembre 8 2017

Parola d’ordine: repressione

È un privilegio della Regione Emiliana? Reprimere con la violenza tutto ciò che non si conforma allo stato egemonico del potere? Non so. So solo che tutto è cominciato quest’estate, con l’assassinio del ferrarese Galeazzo Bartolucci (R.i.P) e di cui tutte le strutture, di potere e non (politici, assistenti sociali, agenzia delle tasse, creditori, etc.) sono diretti responsabili. La repressione è proseguita poi a Bologna con la requisizione della discoteca e centro sociale Crash prima, e del centro sociale Labas poi. Senza contare tutti quegli sfratti e quei maltrattamenti, passati quasi in sordina quest’estate, se non fosse stato per qualche zelante relatore (Anzola Emilia tanto per citare un altro avvenimento).  

Ma oramai, almeno a Bologna, è chiara la politica che si sta attuando: quella di trasformare la città in una vetrina per il turismo di lusso, dove solo chi può permettersi di pagare un alloggio ben oltre 1500 euro al mese, può avere titolo a stare, mentre le classi più deboli vengono spinte sempre più ai margini delle città, in periferia, isolate ed emarginate, senza alcun diritto e supporto, e i centri sociali che combattono per la difesa dei diritti, sono sottoposti costantemente alla gogna mediatica. Entrambi, classi deboli e  associazioni, considerate sempre più come un cancro per una società che ha la presunzione di definirsi moderna, evoluta e civile. 

Ma è civile in cosa? Nei soldi che fottono i politici al popolo?

Quindi, nella società moderna, ove si combatte per i diritti agli animali, le classi meno abbienti, i poveri e i diseredati, diventano la valvola di sfogo di uno Stato di polizia che vede nella repressione, l’unico strumento di una globalizzazione sempre più imperante, invasiva e soffocante, che spinge sempre più affinché tutti si uniformino allo strapotere di 4 IDIOTI che tengono l’umanità in scacco, per le palle, costantemente soggiogata, schiacciata e repressa. 

In questi ultimi due anni, il Comune di Bologna si è distinto ed è diventato famoso (il termine corretto è famigerato) per il controllo totalitario che attua, avallato dalle forze dell’ordine, sempre omni-presenti e che sono l’evidente simbolo d’oppressione della comunità, anziché della sua difesa. 

Stamattina, approfittando dell’assenza dei capi famiglia, impegnati in lavori che vi ricordo essere sottopagati, pur di sfamare i componenti del nucleo famigliare, approfittando dell’assenza dell’associazione di difesa dei diritti all’abitare SocialLog Bologna, degli assistenti sociali e di chi avrebbe potuto fornire loro supporto, ben dieci famiglie, si son viste attaccate e scacciate dalle loro stesse abitazioni all’interno della struttura Ex Galaxy, da ben oltre cento militari strapagati e vestiti di tutto punto in tenuta antisommossa (celere, vigili urbani, Digos, etc.). Avvenimento increscioso nonostante meno di una settimana fa, fosse stato loro garantito che nulla di tutto ciò sarebbe successo.

Pensavate fosse finita qui?

No!

Al danno perpetrato si è aggiunta la beffa.

Le famiglie sono state spostate nell’ostello San Sisto a Bologna, che sappiamo benissimo essere inadeguato e non conforme alla legislazione Europea: un solo bagno all’esterno degli alloggi ogni 3 – 4 famiglie e la mancanza di una cucina adeguata alle esigenze dei nuclei componenti lo stabile (si parla di una sola piastra ad induzione per tutti gli occupanti, circa 50 famiglie).

Non c’è nulla da fare ed è scritto su tutti i libri, basta leggerli: ci schiavizzano da oltre trecentomila anni e non ci vogliono ancora liberare.

Altro che società moderna!

Invito tutti coloro che leggono quest’articolo, anche se non direttamente interessati, a non sentirsi estranei a questi fatti e a rendersi parte attiva nella lotta quotidiana contro lo strapotere, e sapete perché? Leggetevi le due citazioni qui sotto e lo capirete.

“Mi sembrava che avesse anche sveltito il suo modo di mangiare e passava anche un po’ più di tempo a contatto con la realtà. Aveva cominciato a leggere tutti i giorni il quotidiano ed era informatissima su tutte le notizie più importanti, ma si diceva scontenta, perché troppa cronaca e tante notizie di guerra e di morte animavano quei fogli e le sembrava, diceva, di stare sfogliando un bollettino di guerra e questo la rattristava molto, perché la gente diventava di giorno in giorno sempre più cattiva ed egoista e nulla del singolo importava alla massa. Ognuno sperava soltanto che i suoi affari andassero per il verso giusto, peste e carestia potevano entrare nelle case degli altri, bastava che la sua fosse risparmiata. E questo, diceva Odette, con voce commossa e rammaricata, non porta a nulla di buono per il genere umano, bisogna volersi bene l’un l’altro e non pensare solo ai fatti propri, perché l’accordo e l’amore reciproco fanno la stabilità e la prosperità del mondo.” [1]

Non dovreste sperare che questi avvenimenti accadano solo agli altri. Ed ecco spiegato il perché!

“Prima di tutto vennero a prendere gli zingari, e fui contento, perché rubacchiavano. Poi vennero a prendere gli ebrei, e stetti zitto, perché mi stavano antipatici. Poi vennero a prendere gli omosessuali, e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi. Poi vennero a prendere i comunisti, e io non dissi niente, perché non ero comunista. Un giorno vennero a prendere me, e non c’era rimasto nessuno a protestare”.[2]

Prima o poi, potrebbero venire a prendervi!

 

[1] Citazione dal libro “Cose di una sera”, di Ugo Costabile, Ibiskos Editrice, 1991.

[2] Il testo della poesia rimane controverso: ci sono molte varianti, che si differenziano sia per le persone citate (comunisti, socialisti, ebrei, cattolici, testimoni di Geova, malati incurabili, etc.), sia per l’ordine in cui sono citate. Nei paesi di lingua spagnola la poesia – già propagandata ampiamente da attivisti sociali negli Stati Uniti almeno dagli anni sessanta in sostegno dei diritti civili e in opposizione alla Guerra del Vietnam – è stata spesso erroneamente attribuita a Bertolt Brecht sin dagli anni settanta. Ma il drammaturgo ne cambiò solo la parte iniziale. I versi originari furono attribuiti a Martin Niemöller (1946).

Quest’articolo è tratto dal mio secondo libro “FanKulo agli IDIOTI”

agosto 5 2017

Interiorizzazione della schiavitù umana

Cosa significa interiorizzare?

Se io vi dicessi 7 miliardi di anni, voi cosa pensereste? Per capire profondamente cosa significhi, dovreste cominciare a contare anno dopo anno fino ad arrivare a fine cifra. Ma ciò non basterebbe. Per comprenderlo davvero, dovreste ricominciare daccapo contando ogni anno per i suoi 365 giorni, e quindi: 365 giorni, anno uno; 365 giorni, anno due; e così via fino ad arrivare alla cifra prestabilita.

“Ma com’è possibile che una persona possa uccidere moglie e figlio e poi dare fuoco alla casa? Doveva essere pazzo o avere problemi!” 

Questo mi sono sentita dire stamane al bar, mentre, in modalità Zen, tentavo di placare la mia mente dalla sofferenza per l’accaduto, cercando di bypassare nel miglior modo possibile il dolore e convogliare le mie energie per trovare la forza che mi permettesse anche oggi, di sopravvivere alla stupidità umana.

[Divagazione? No, divaga – mente. Paragoniamo il corpo umano a un computer. Com’è fatto un computer? I collegamenti sono quelli standard che conosciamo: mouse, tastiera, monitor e stampante sono collegati alle porte del PC, mentre dentro l’unità, vi sono le periferiche di base (Hard disk, scheda video, etc.). Ora consideriamo il corpo umano: abbiamo tutti la stessa unità di base (il cervello) e i collegamenti alle varie periferiche sono uguali per tutti, a meno di non incappare in qualche diversità, e già qui, chi studia medicina potrebbe obiettare. Volendoli ancora paragonare, l’Hard Disk e la mente lavorano esattamente allo stesso modo: vi è presente un sistema operativo, hanno a disposizione dei programmi con cui interagiscono con le periferiche e con l’utente, e immagazzinano i dati. Fin qui ancora nulla. Cosa farebbe allora la differenza tra PC e corpo umano? La differenza risiede nel modo in cui la mente (e quindi menti diverse tra loro) interagisce all’ambiente (stimoli) e nel numero di collegamenti, o capacità di archiviazione: prendendo in considerazione strade, autostrade, fiumi, collegamenti ferroviari, collegamenti elettrici e rete internet di tutto il pianeta Terra, la somma totale delle connessioni terrestri non arriverebbe nemmeno alla metà delle connessioni (collegamenti neuronali) che la mente è in grado di creare e gestire. Ecco, la modalità diversa: non si avranno mai due menti eguali. Allora come si fa a definire un individuo normale o squilibrato? Sano o pazzo? In altre parole, tutte queste persone sono esattamente uguali a quelle definite normali, solo che il loro approccio alla realtà e al mondo interiore è NON conforme a standard prestabiliti: le persone normali quindi, per definizione stessa, non sono, materialmente, capaci di comprenderlo.]

Ecco, interiorizzare significa capire profondamente a livello conscio la gravità del discorso. È quel cambiamento che si ha quando tutta la struttura reputata al pensiero, si modifica: la classica lampadina del “ho capito” che si accende quando si comprende il discorso e la mente attiva quella procedura di trasformazione neuronale che ci consente di modificare il nostro pensiero, e di conseguenza, comportamento.

Quindi, per comprendere mia carissima IDIOTA, dovresti essere sottoposta anche tu allo stesso stress psico – emotivo, in modo da poter attivare quei cambiamenti che ti consentissero di comprendere. E ti sfido a rimanere normale! 

“Il problema autentico è risvegliare nell’individuo quel tanto di consapevolezza capace di generare in lui il desiderio di divenire libero, intelligente, autorealizzato e pienamente consapevole.”

Osho Rajneesh.

La persona autrice di quel gravissimo gesto, dopo anni di sacrifici inutili, ha capito profondamente che siamo tutti SCHIAVI. Ma l’origine della schiavitù risale sin dall’alba dei tempi e della creazione dell’uomo (quasi trecentomila anni fa, considerando le prime ibridazioni).

Qualsiasi padre di famiglia che capisca profondamente ciò, la prima cosa che non vorrebbe MAI, è vedere i suoi cari (moglie, figli e parenti) SCHIAVI. Ne sono più che mai consapevole perché successe (tempo addietro) anche a me. 

Inoltre, così come fece Saddam Hussein (bruciò i pozzi di petrolio tentando di impedire la schiavitù del suo popolo): col cazzo che ti lascio la mia casa. Questo è un tipo di ragionamento che sta diventando comune a molta gente che, oltre a trovarsi in difficoltà, si rende conto, cioè interiorizza, la condizione della schiavitù umana.

Quindi, tu mia cara IDIOTA, non lo potrai mai capire fino a quando la tua mente non attiverà i processi neuronali che ti consentiranno di cambiare e apprendere, profondamente, il “come sia possibile”.

Del sistema inventato per tenerci ancora schiavi, te ne rendi conto quando, persone IDIOTE come te, additano quel poveraccio come cattivo (esattamente come successe a Saddam).

E, in quel caso comprendi anche la profondità e la perfezione del sistema ingegnato:

“quando il povero si volge contro un altro povero, siamo di fronte al tocco di classe della classe governante.”

Quel poveraccio, grazie alla tua stupididità e alla tua insulsa boccaccia, rischia oggi di passare anche per il cattivo! Per la serie: cornuto e mazziato.

Concludo quest’articolo con una preghiera:

Invito chiunque si trovi in difficoltà, a non sentirsi fallito e a NON RIMANERE SOLO, rivolgendosi alle associazioni per la difesa dei diritti, come quello all’abitare.

Per Bologna SocialLogBologna

Fallito è oramai questo insulso modo di condizionare la mente umana.

 

Articolo interamente tratto dal mio secondo libro “FanKulo agli IDIOTI”

 

 

 

luglio 22 2017

Video preferiti

 

 

“Tutti hanno colpa. NON DOVETE ARRENDERVI MAI E CREDERE IN UN FUTURO MIGLIORE !!!”

 

“Siete svegli? é in atto uno sterminio silenzioso  !!!”

 

“Il nuovo nome del Controllo mentale? Dissonanza cognitiva!”

 

Un mondo al contrario

 

Diverso 

“I tuoi figli non sono figli tuoi. Sono i figli e le figlie della vita stessa. Tu li metti al mondo ma non li crei. Sono vicini a te, ma non sono cosa tua. Puoi dar loro tutto il tuo amore, ma non le tue idee. Perche’ loro hanno le proprie idee. Tu puoi dare dimora al loro corpo, non alla loro anima. Perche’ la loro anima abita nella casa dell’avvenire, dove a te non e’ dato di entrare, neppure col sogno. Puoi cercare di somigliare a loro ma non volere che essi somiglino a te. Perche’ la vita non ritorna indietro, e non si ferma a ieri. Tu sei l’arco che lancia i figli verso il domani.”

(Khalil Gibran)