Le pensioni, la rana, la coperta e il presidente

La ciliegina sulla torta

E, dulcis in fundu, a sanare il dibattito e quietare gli animi, chi arriva? Il nostro amato presidente Mattarella.

I giornali (servitori del potere) titolano: “Dallo stipendio di Mattarella sottratta la pensione da docente.”  

Sottotitolo: “Il presidente avrebbe diritto a un vitalizio per il suo lavoro universitario, ma vi ha rinunciato per il divieto di cumulo tra retribuzione e pensioni della P.A.”

In effetti lui ha diritto a due vitalizi: assistente e poi docente di diritto parlamentare a Palermo dal 1965 al 1983, (circa 80.000 euro l’anno) e lo stipendio da Presidente della Repubblica (quasi 239.000 euro all’anno). La legge 27 dicembre 2013, n. 147, all’articolo 1 comma 489, stabilisce che “i trattamenti economici onnicomprensivi per le amministrazioni pubbliche non possano superare il limite stabilito dal Salva Italia di Monti, il quale all’articolo 23 ter dice che in tutto, non si possono prendere più di 311.000 euro lordi l’anno.”

 

La domanda Neo, è la domanda…

Quindi la domanda è: dal momento che lui avrebbe superato detto limite, vi ha rinunciato “volontariamente” per il divieto di cumulo?

Ora, il discorso fatto sin qua è chiaro: tutti noi abbiamo un diritto acquisito, la pensione, che non sempre collima in toto con i bisogni della società, come ad esempio il sussidio ai giovani senza lavoro e la creazione di nuovi posti di lavoro. Ciò a causa del fatto che il nostro Stato, se garantisse i giovani, potrebbe ritrovarsi senza il denaro per… appunto, garantire il diritto acquisito della pensione: il solito principio del “cane che si morde la coda”, o “della coperta corta” se vogliamo.

 

Un sorriso idiota

Ma a questo punto è chiaro: già immagino il  sorrisetto stampigliato sul vostro viso.
Il messaggio del nostro caro e amato presidente è: RINUNCIATE, L’HO FATTO ANCH’IO!

Ora, che ci siano grosse disparità anche nelle pensioni, lo sa persino un asino, ma perché cominciare sempre dai livelli più bassi?

Non so voi, ma a me basterebbero mille euro di pensione per garantirmi una vita dignitosa, e penso che ci sia molta gente che una cifra del genere, se la sogna. Ma per la casta, il messaggio deve essere lanciato con i giusti titoli di giornale, e chi se non il presidente può fare da esempio? Perché vi ricordo che la parola d’ordine è: uscire dalla crisi. E, per farlo occorrono grossi sacrifici. Sacrifici che deve essere sempre la solita massa di IDIOTI a fare.

 

IO penso che, indipendentemente dal lavoro svolto durante la nostra vita, ci sia un tetto limite entro il quale non possiamo più definirci  “pensionati”,
ma persone ricche e facoltose.

Così come ci sia un limite entro il quale non è possibile più definirci “lavoratori”, MA SCHIAVI!!!!

 

Compreso ora? Vi insegnano pian piano a vivere sempre con meno risorse fino a quando, la situazione diverrà insostenibile. Consiglio a tutti i pensionati che prendono dai 1.500 ai 3.000 euro, di tenersi stretta la loro pensione, perché visto che la crisi non è ancora terminata, i prossimi poveri saranno loro.

P.S. a quanti in rete invitano a essere contenti perché siamo usciti dalla crisi, dico solo: Eccitarsi per un + 0,3% di aumento del PIL dopo anni di depressione è come essere stempiati e vedere quattro peli che si sono salvati sulla testa.

 

Aspetto di sentire la vostra:  scrivetemi e fatemi sapere.

 

Fonte

L’articolo è stato tratto interamente dal mio secondo libro “FanKulo agli IDIOTI”.

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Author: MKDeS

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