Video denuncia: “la pistola fumante”

video pistola fumante

 

Il video disponibile on-line sul mio canale YouTube.

Trascrizione della video denuncia

 

Mi presento

Ciao a tutti, sono MariKa DeSantis, Total Manager TranseX. Benvenuti alla mia video denuncia intitolata “La pistola fumante”.

 

Sapete già chi sono

Se avete visto i miei precedenti video, sapete che vi trovate di fronte ad una persona che in passato ha sofferto molto e che si da da fare a riguardo dei problemi sociali. Nonostante una storia personale e famigliare un po’ complicata e che non ha ancora avuto un buon esito.

 

Questa è una denuncia

Qui io oggi, esporrò tutti i nomi di persone e fatti che hanno caratterizzato quest’ultimo periodo di 5 anni della mia vita. Tutti i nomi tranne quello della mia ex per ovvi motivi, cioè la salvaguardia dei bambini. E quindi passo subito al sodo.

 

Iniziamo

Nel 2013 andai in psicoterapia presso la dottoressa Eva Plicchi, dove emersero i traumi che avevano bloccato la mia mente. Contemporaneamente, mi rivolsi alla struttura pubblica dello Zanolini a Bologna per due motivi:

  • primo, la legge prescrive che ci debba essere uno psichiatra che attesti la disforia di genere, cioè la transessualità, per poter accedere alle cure per il cambio di genere;
  • secondo. Sin dall’inizio, oltre alla mia transessualità, ho sempre avuto un’altra diagnosi, la dissociazione traumatica, meglio conosciuta come DDI: cioè, i ricordi rimossi che portarono a una deviazione della mia vera personalità.

 

L’importanza dell’istituto

Il centro di psichiatria, nel mio caso, diveniva importante in quanto, a causa dei ricordi dolorosi di cui prendevo man mano consapevolezza, alternavo in me stati ansiosi e depressivi: c’è stato un periodo in cui ho usato psicofarmaci.

 

La mia comprensione: il periodo difficile

Quel periodo corrispose alla mia presa di coscienza come scrittrice, poiché compresi che per me, era più facile scrivere i miei sentimenti e ricordi, che parlarne; e inoltre, leggere libri e scrivere i pensieri, mi aiutava a chiarire meglio i miei stati emotivi e a evolvere la mia mente. Infatti, fu leggendo che compresi anche che gli psicofarmaci, erano più un danno che un aiuto. Così, smisi di prenderne, con le ovvie difficoltà iniziali.

 

Il periodo più difficile

Infatti, posso dire con assoluta certezza che, il periodo più difficile per me, fu dal 2013 al 2015: elaboravo i traumi, cioè l’abuso subìto e il pestaggio cui assistetti a soli 7 anni; prendevo coscienza della mia transessualità e quindi, mi sottoponevo ai trattamenti (rimozione barba, etc.); poi, scoprivo di non essere mai stata amata: io sono stata sottoposta a tutta una serie di violenze emotive, che sono le stesse che subiscono tutt’oggi i nati maschi. Il fatto che sono stata abbandonata dalla mia famiglia di origine nel momento di maggior bisogno. E poi, vedere una ex violentarti emotivamente usando i figli come mezzo di ritorsione. Problemi per un lavoro in cui non mi riconoscevo più; l’inizio dello sfratto esecutivo; e tanto altro.

 

Il mio malessere: il parere dell’esperto

Questo è stato l’enorme scoglio iniziale che ho dovuto superare. Un mix di traumi passati, cui si sono aggiunti altri ancor più dolorosi nel momento in cui io riprendevo consapevolezza.

Antonio D’Amasio dice: 

“Le emozioni sono alla base di un buon funzionamento della mente. Se l’uomo perde la capacità emozionale, non è in grado di essere ragionevole.”

Ed io ho perduto coloro che amavo e che avrebbero dovuto supportarmi, nel momento in cui ne avevo più bisogno! Ora, senza togliere nulla a nessuno, più o meno la stessa cosa è accaduta alla mia ex moglie che perdendo i valori in cui credeva (famiglia tradizionale), ha messo in atto comportamenti, secondo me, potenzialmente lesivi per tutto il nucleo famigliare.

 

Continuo il racconto

Quando, cominciai a stare meglio, periodo che guarda caso corrispose al termine dell’uso degli psicofarmaci, io chiesi subito di vedere i bambini: nel novembre 2015. Che cosa accadde? Accadde che la mia psichiatra, la dr.ssa Scarpino Mariangela e l’assistente sociale dei bambini, la sig.ra Francolini Elisabetta, cominciarono a prendere tempo. Il primo incontro con entrambi, cioè la Francolini e la Scarpino in forma congiunta, lo ebbi solo dopo cinque mesi dalla mia richiesta: febbraio 2016. Nel periodo 2016 – 2017, ricordo di averne fatti almeno tre di questi incontri congiunti, alternandoli a una decina d’incontri singoli con loro.

 

Non dimenticherò mai

Sapete però cosa ricorderò per sempre di quegli incontri congiunti? Non facevano altro che ripetermi questa frase: “cosa diranno i tuoi figli del fatto che vesti da donna?” Questa la loro unica preoccupazione: omofobia?

 

Affibbiate voi i nomi alle violenze da me subite

Ora, intanto, vi ricordo che le parole omofobia, transfobia, lesbofobia etc., sono solo modi “dolci” per dire razzismo. 

Facciamo però una cosa:

ogni qualvolta nel mio racconto, voi rilevate qualcosa non consono alla funzione delle persone, a quella che è definita coscienza, o un’infrazione a una legge in vigore, assegnatele voi il nome (sessismo, razzismo, violenza privata, etc.).

 

La mia risposta

Ora, io a quel “cosa diranno i tuoi figli…”, rispondevo che i miei figli, quando ero di casa in zona San Donato, avevano già visto le foto di me da Travestita, e ne erano rimasti divertiti e sicuramente, non turbati. Sì, lo so: ero gnocca già allora.

 

DOMANDA: la sentenza di un Tribunale è un accordo tra privati?

Siccome, c’era da parte mia voglia di rivederli, io misi in risalto un’altra cosa, ben più importante: come scritto nella sentenza di separazione del 2014, erano tenuti a farmeli vedere. Sapete quale fu la loro risposta? Che la sentenza di un tribunale, è un accordo privato tra le parti, e che loro, assistenti sociali e centro di psichiatria, non avevano nessun obbligo.

 

Oltre due anni senza i miei figli

Questa situazione è andata avanti per oltre due anni, senza che io abbia mai visto i miei figli.

 

Io comprendo e nel frattempo, accresco la mia cultura e combatto per gli altri

Comprendendo la sofferenza e le insicurezze della mia ex, non ho voluto esasperare i toni insistendo per vedere i miei figli, sperando che lei capisse e si riavvicinasse a me, ed ho utilizzato questo tempo per rafforzare me stessa (lettura di libri, completamento delle mie opere – libri e quadri) e impegnandomi nel sociale: vi ricordo che difendo il diritto all’abitare con l’associazione SocialLog Bologna.

 

Certa gente capisce solo denunce e “mazzate”

Questo, tira e molla andò avanti fino a quando non feci chiamare lo Zanolini dall’allora mio avvocato Di Silverio Giacinto: febbraio 2018. Alla telefonata del mio avvocato, udite, udite, dopo un mese, io sono stata convocata dalla dottoressa Scarpino e  dimessa: sono sana. Ora, non ci vuole chissà cosa a capire che io sono sana, però son passati tre anni senza che sia stato fatto nulla di concreto per riavvicinarmi ai miei figli.

 

E… contatto

Appena ricevuta la lettera di dimissione, ho provveduto subito a far contattare la mia ex nel tentativo di ripristinare almeno il diritto di visita. Dopo un primo tentativo andato a vuoto (la ex non ha risposto), al secondo tentativo arrivò la lettera dell’avvocatessa Claudia Landi, che dice, testuali parole:

“la mia cliente ritiene che non ve ne siano le condizioni e che il rischio per i due figli minori di venirne destabilizzati sia ancora troppo grande”.

A parte il fatto che secondo me, l’unica a essere destabilizzata sarebbe la mia ex, che non ha accettato la mia transessualità. L’avvocatessa Claudia Landi, è esperta di diritto di famiglia, e quindi sa benissimo che i bambini hanno il diritto di vedere e frequentare entrambi i genitori in vita. E che è dovere di entrambi i genitori accudirli e educarli. Quindi, hanno diritto i bambini, la mia ex, ed io che ne sono il padre. Il problema vero è che con quella frase, l’avvocatessa ha scaricato l’intera responsabilità di quanto sta accadendo sulla sua assistita, cioè la mia ex:

SVEGLIA amore mio!!! 

 

Leggere e informarsi sempre

Dovete sapere che io mi sono informata presso il sito diritto.it, ed ho scaricato la direttiva sull’alienazione parentale, cioè, il progressivo allontanamento dei figli dall’altro genitore. Un comportamento che, consapevolmente o meno, e questo me lo dovrebbe dire lei, la mia ex ha messo in atto. E quindi cito, testuali parole:

“La comunità scientifica è concorde nel ritenere che l’alienazione di un genitore rappresenta un grave fattore di rischio evolutivo per lo sviluppo psicoaffettivo del minore stesso, (…) come ad esempio il legame simbiotico e patologico del minore con il genitore alienante.”

Si crea cioè un legame affettivo malato tra bambino e genitore che lo accudisce, dove il bambino diventa dipendente dalla madre e la madre diventa dipendente dal bambino.

Continuo a leggere la normativa…

“Tali comportamenti influenzano non solo il diritto del minore alla bigenitorialità, ma anche il suo diritto ad una crescita il più possibile serena ed equilibrata, poiché è in grado di produrre disturbi dell’empatia e del pensiero sino all’instaurarsi di un vero e proprio disturbo dissociativo dell’identità (DDI) o di tratti di personalità paranoicali. In tal senso, il coinvolgimento in un’alienazione parentale costituisce un grave fattore di rischio per l’instaurarsi di problematiche d’interesse psicopatologico e psichiatrico nell’adolescenza e nell’età adulta.”

 

Un colpo al cuore

Quindi, ciò accade a causa della mia lontananza  Sapere che i miei figli, potrebbero subire danni ben peggiori di quelli che ho avuto io, non è una bella cosa. E l’esempio è proprio là: mia figlia, la più grande che è diciannovenne, pur avendo il mio numero di telefono, non mi chiama, poiché questi sono danni emotivi che ci portiamo dentro tutta la vita, e che non sono visibili.

 

Attenta mia dolce ex moglie

Io, al posto della mia ex, starei molto attenta al riguardo di queste problematiche, poiché qui, a dirlo, non è MariKa DeSantis scrittrice, e che diventa d’improvviso accanita lettrice di psicologia, comportamentismo, psichiatria, neuroscienze, medicina e filosofia ma gente che ha i titoli, riconosciuti dalla comunità. Questi medici hanno visto e valutato migliaia di bambini che hanno subito l’alienazione parentale.

 

Mi informo sul web

A quel punto, quando ho capito la gravità della cosa, mi sono informata maggiormente sul web sull’argomento. E vi dico cos’è accaduto.

 

Vi informo su ciò che è accaduto.

 

Rete Lenford: avvocato Giovanni Genova

Sono stata contattata da Rete Lenford, una delle associazioni per la difesa della comunità LGBT, che ha incaricato l’avvocato Genova Giovanni e, il 7 giugno, sono stata convocata presso il suo studio. Dopo avergli esposto i fatti, mi ha detto che prima di rivedere i figli, sarebbero trascorsi almeno due anni: questi sono i tempi biblici della giustizia. Ho salutato quell’avvocato ringraziandolo, ma il termine di due anni, a me non andava e non va bene tuttora.

 

Ricordatevi questa scadenza

V’invito a ricordare bene questo termine, perché io tra un po’ farò un’accusa molto grave.

 

Nel frattempo

Allo Zanolini mi è stata data una nuova assistente sociale per i bambini, Raisa Castiglionesi, poiché l’altra aveva cambiato sede. Nel frattempo, io cercavo altri avvocati e fu così, che incontrai l’avvocatessa Giorgia Eliana Russo, il 18 giugno, la quale, per essere dalla parte dei bottoni, quindi, a scopo cautelativo, mi parlò delle “capacità genitoriali”, cioè test che possono essere richiesti in sede giudiziale.

 

L’impiccio delle “capacità genitoriali”

Prima di andare avanti, vi spiego cosa sono le capacità genitoriali.

I test delle capacità genitoriali, verificano le capacità di un individuo di fare il genitore. Cioè, essere attento ai bisogni primari dei figli e saperli educare. Penso lo abbiate già sentito. Sono del tipo: domanda, “ti piacciono i fiori?”; con relativa risposta di verifica, “vorresti fare il fioraio?” E per ogni batteria di test, si parla di 100-200 domande e, il costo della singola batteria di test è di circa 400 euro. In totale, se te li fanno fare tutti, si può arrivare a spendere cifre da capogiro. Intanto, io non ho tutti questi soldi e inoltre, io li ricordo bene quei test perché test molto simili, li ho fatti per i concorsi nelle forze armate.

 

Test non previsti per casi come il mio

Ma io sono una trans e sono fuori di ogni parametro perché quei test, non tutti sono previsti per casi come il mio.

Per intenderci, se mi chiedessero:

“la mia famiglia mi ha fatto del male”, nel mio caso, la cosa è più che evidente. Ma se la domanda di verifica è “Odi la tua famiglia?” No, assolutamente. E, comunque, io non ho mai odiato nessuno. Ho provato del risentimento per ciò che mi hanno fatto, ma questa è una cosa più che umana. Io, nonostante tutto, non ho mai smesso di amarli, poiché per me, l’amore, non è un rubinetto che puoi chiudere a tuo piacimento. Io vorrei dimenticare tutta la faccenda e godermi i miei figli.

Stessa cosa, se dovessero chiedermi:

“ho sempre desiderato essere donna”, Yeahhhhhh, la risposta è sì: l’ho scritto anche nel secondo libro. Fin dall’età di 7 anni. Ma se la domanda di verifica è “mi è sempre piaciuto giocare con le bambole”, sappiate che a me

non è mai fregato un cazzo delle bambole!!!

Casa mia è piena di peluche, che sono il simbolo del bisogno di coccole, tenerezza, carezze e amore che a me, nato maschio, non è mai stato corrisposto, perché a quanto sembra, in questa società  un pene e due testicoli, ti danno un’armatura che ti rende insensibile a sentimenti e sofferenza.

 

Insistere sugli assistenti sociali

Tramite un amico, incontrai, il 19 giugno, la psicologa Cristina Collevecchio, che mi suggerì, anziché preoccuparmi dei test, di insistere sulla struttura Zanolini, affinché accelerassero gli assistenti sociali.

 

All’USL Zanolini

Cosa che feci: il 20 giugno, mi recai allo Zanolini e incontrai la mia ex psichiatria, la dr.ssa Scarpino, che informai sulla questione dell’alienazione parentale, ma la cosa non sembra abbia prodotto alcun effetto.

 

Quel pomeriggio, 20 giugno 2018: la paura della psicologa

Nel pomeriggio di quello stesso giorno però, cioè il 20 giugno, io incontrai la psicologa Elena Pasquali, che avevo trovato su internet e che avrebbe dovuto provvedere per la somministrazione dei test sulle capacità genitoriali. Dopo averle vomitato addosso la mia intera vita in meno di mezz’ora, ebbi quello che io definisco “sfogo emotivo”, e che loro invece, i medici, chiamano “calo timico”, cioè mi misi a piangere. Ma questa è una cosa cui io oramai sono abituata, poiché io sono creativa e tremendamente emotiva. Bene sappiate che al mio sfogo, la dottoressa s’impaurì e accelerò il termine dell’incontro dicendo che di sicuro avevo bisogno di terapia. Ma la cosa non finì lì: tra un po’ terminerò il discorso sulla Pasquali.

 

21 giugno: MIRACOLO!!!

Il giorno dopo, il 21 giugno, incontrai il dottor Renzo Muraccini, direttore dello Zanolini e, udite, udite, accelerando i tempi biblici, chissà come mai, mi era stato fissato un appuntamento con l’assistente sociale Raisa Castiglionesi e la sua responsabile Tiziana Mori. Nell’incontro con Muraccini però, emersero due cose: primo, lui disse che il centro di psichiatria dello Zanolini non c’entrava nulla con gli assistenti sociali. Allora mi chiedo io: come mai ho fatto tre incontri congiunti con assistente sociale e psichiatra? Boh! E secondo, mi rimproverò del mio abbigliamento: disse che era sconcio. Io ero vestita così. Ora, mi chiedo io: se fossi stata donna e quindi non mi si vedeva il pacco, mi avrebbe rimproverata lo stesso?

 

Sedotta… 

Il 23 giugno accadde una cosa strana: mi chiamò l’avvocatessa Giorgia Eliana Russo dicendomi che la psicologa Pasquali, oltre a riferirle del fatto che avevo bisogno di terapia per via del calo timico, si era lamentata del mio abbigliamento sconcio, e lei, l’avvocatessa, rincarò la dose su questa cosa. Ma io d’estate vesto sempre più o meno allo stesso modo: mi piace vestire leggera, cioè gonnina o pantaloni corti. Sessismo? Ah, scusate: avevamo detto che i nomi a queste cose li dovete mettere voi.

 

…e abbandonata

Il 28 giugno ritirai i documenti dall’avvocatessa Giorgia Eliana Russo: mi mollò perché non avevamo disponibile uno psicologo che mi somministrasse i test che lei, a scopo preventivo, riteneva necessari per procedere e far ricorso al giudice tutelare.

 

Richiesta di aiuto

Dovete sapere e forse lo ricorderete, che io ho completato e pubblicato il mio secondo libro, e ne ho fatto una serie limitata, Deluxe, cioè ben rilegata. Alcune copie le ho inviate ad autori di altri libri che io ho letto e da cui ho tratto spunto per dei paragrafi del mio libro. E sono il dottor Enzo Soresi e il dottor Umberto Galimberti, che saluto. L’invio dei libri non era avvenuto con secondi fini ma vedendo che la cosa andava per le lunghe, ho chiesto loro aiuto e mi hanno risposto entrambi.

 

Esperti: Dottor Enzo Soresi e Dottor Umberto Galimberti

Il dottor Soresi mi ha dato un altro contatto con cui ho avuto modo di dialogare via mail e che mi ha indirizzata sull’attivazione del centro per le famiglie; mentre il dottor Umberto Galimberti, mi ha ricevuta a Milano il 2 luglio e, dopo l’incontro, mi ha fornito due contatti a Bologna: altri due psichiatri che mi avrebbero potuta aiutare. Ebbene, dovete sapere che dal dottor Galimberti, chiesi “perché devo fare questi test? Io vedo bambini violentati ogni giorno!” Lui mi rispose “sì, hai ragione”. Il dottor Galimberti è la quarta persona che mi ha detto che potrei fare la psicologa. Ciò in virtù del fatto che ho un passato di sofferenza e che leggo libri di psichiatria, psicologia e altro.

 

La violenza sui bambini

In effetti, la maggioranza dei genitori, non è consapevole di violentare i propri figli: se leggessero libri che parlano di psicologia infantile, vedrebbero con i loro occhi gli orrori che commettono nell’educare i propri figli.

 

Gli assistenti sociali

Il 4 luglio ebbi l’incontro con l’assistente sociale Raisa Castiglionesi, e la sua responsabile, Tiziana Mori, che sorpresa, sorpresa, mi comunicarono che all’intera famiglia, era stata assegnata una psicologa del centro famiglie presso la struttura “il Carpaccio” a Bologna.

 

La ex moglie ha rifiutato per ben due volte l’accordo

Essendo di nuovo senza avvocato, mi rivolsi all’avvocatessa Manuela Grandinetti, che mi aveva già assistita in passato, e che incontrai l’11 luglio, la quale ha provveduto subito a prendere contatto via PEC con l’avvocatessa Claudia Landi, cioè la controparte, che le ha risposto che non c’era alcuna possibilità d’incontro. Cioè, la mia ex, si è rifiutata per due volte di raggiungere un accordo.

 

I costi assurdi

Il 16 luglio ho incontrato poi lo psichiatra Fanuli Alessandro, uno dei due indicatomi dal dottor Galimberti, e che mi ha detto che per la produzione di questi documenti, cioè le capacità genitoriali, si può effettivamente arrivare a spendere tantissimo. E quindi, mi chiedo io: il benessere dei bambini e il mio diritto di vederli, sono legati al denaro?

 

Contorto sistema mangiasoldi

Il 27 luglio ho avuto un nuovo incontro allo Zanolini con Raisa Castiglionesi, assistente sociale, e la psicologa Francesca Pullini, quella del Carpaccio e che dovrebbe seguire tutta la famiglia. Però io, il resto della mia famiglia, non l’ho ancora visto. Guarda caso, cosa mi ha detto la psicologa Pullini? Che queste cose, richiederanno molto tempo.

 

Tiro in ballo il complottismo

Ma perché necessitano di tutto questo tempo? Ora, vi ricordate che vi avevo detto di stare molto attenti alla scadenza dei due anni? Bene: vi spiego.
Una cosa che non dico mai e che non è scritta da nessuna parte, nemmeno sul mio biglietto da visita, è che io sono un’accanita lettrice: io leggo mediamente ogni giorno, dalle 30 alle 100 pagine. Bene, mi sono ricordata di David Icke, un autore che è stato definito complottista. E leggo da uno dei suoi libri:

“Un metodo per creare uomini robot, si chiama Disturbo della personalità multipla, noto anche come Disturbo dell’Identità Dissociata. Ciò implica che la mente di una persona sia suddivisa in diversi compartimenti stagni […] si tratta di esseri programmati fin dall’infanzia […] è attestato che molti […] assumono il farmaco Prozac, un antidepressivo assai diffuso […] tra gli effetti collaterali si registrano: nervosismo, ansia, tendenze suicide, ipomania e comportamento violento quando la somministrazione del farmaco viene interrotta […] Cosa c’è dietro [?] Risposta: la manipolazione della mente e delle emozioni. […] Una mente traumatizzata è assai più facilmente manipolabile. “

Poi, lo stesso autore continua su un altro suo libro:

“Per creare una mente manipolabile, si deve agire fin dalla più tenera età: l’ideale è dai 4 ai 7 anni. […] Si deve creare nell’individuo un trauma grave, quale potrebbe essere l’abbandono o la morte di uno o entrambi i genitori, che creano il DDI, e si deve mantenere il trauma attivo, senza quindi alcuna rielaborazione e risoluzione, fino ad almeno gli 11 o i 13 anni di vita. […] Si otterrà così un individuo facilmente condizionabile, insicuro, e reprimibile, poiché dotato di personalità fragile e timida.”

 

I libri “seri”

A questo punto, prendendo come riferimento i libri di psicologia, quindi libri che definiremo “seri” rispetto a quelli di autori complottisti, vi ricordo cosa comportano la dissociazione traumatica e la perdita di un genitore:

“la dissociazione traumatica è una delle più gravi e tragiche conseguenze, un effetto collaterale devastante, che ha gravi ripercussioni sulla capacità di regolazione emotiva, sulle capacità metacognitive e sull’identità dell’individuo.”

Mentre:

“la perdita o l’allontanamento di un genitore, non uccide l’autostima di un bambino, la annienta proprio.”

 

Ora, torniamo alle date e alla diagnosi e per farvi comprendere, farò a me stessa alcune domande.

 

L’importanza delle date

D. Qual è una delle due tue diagnosi?
R. Disturbo dissociativo dell’identità.
D. Che tipo di personalità potrebbe essere definita la tua?
R. Emotiva e fragile.
D. A che età hai subito i traumi di cui hai parlato nella tua video intervista?
R. A 7 anni.
D. Per quanto tempo sono rimasti attivi i traumi nella tua mente, poiché non risolti?
R. Fino a quasi quarant’anni.
D. Cosa usavi come psicofarmaco, indicato dai dottori, e di cui ho fatto anche tu le pesanti spese?
R. Uno a base Prozac.
D. Hai attentato alla tua vita?
R. Sì.
D. Avevi tendenze aggressive?
R. Sì.
D. Quand’è che sei stata costretta a lasciare i figli più piccoli poiché stavo male, e che, con o senza colpa da parte tua, è comunque vissuto da loro come abbandono?
R. Quando loro avevano uno 4 anni e mezzo, l’altro sette.
D. Quanti anni hanno ora i tuoi figli più piccoli?
R. Uno undici anni, l’altro 9.

Se dovrò attendere altri due anni per rivederli, si saranno verificati in loro tutti i presupposti, gli stessi che ho subito io. Un caso? No: chi ha un livello di lettura elevato come il mio, sa benissimo che il caso non esiste!

 

Il senso? Sabbie mobili: il contorto sistema

Ora, qual è il senso di questo nuovo incubo che io sto vivendo? Personalmente ho avuto l’impressione che qui, a Bologna, ci siano le sabbie mobili: sia medici, sia avvocati, sembra che non si vogliano pestare i piedi tra loro e mantengono, consapevolmente o no, tutto il contorto sistema.

 

La tutela del minore è solo una scusa

Poi, io tutte queste scusanti, come quella sulla “tutela dei minori” che ogni tanto mi viene sbattuta in faccia, ritengo che siano sono solo seghe mentali che gli adulti si fanno, poiché i bambini, non sono vincolati a regole sociali e comportamentali come gli adulti. Per loro è importante frequentare entrambi i genitori, in vita. Poi, com’è? Quando allo Zanolini, tre anni fa, ho cominciato a chiedere dei bambini, nessuno sembra essersi mai posto il problema della tutela dei minori. Ora sì? 

 

Prima della pistola fumante

Come ultima cosa, sappiate anche che sono stata contattata da GayLex, un’altra associazione che, come Rete Lenford, si occupa della difesa dei diritti della comunità LGBT. GayLex ha incaricato l’avvocatessa Katy LaTorre di prendere le mie difese, ma Katy LaTorre non ha accettato l’incarico.

 

La trans più vessata senza un difensore

Ma come: la trans più vessata che la comunità LGBT possa annoverare nella sua storia, sono ancora in vita, eppure, non ho nessuno che mi difenda?

 

EN PLEIN: ex sottufficiale delle forze armate che rischia di essere buttata in strada

Arrivati fin qui, prima di passare alla pistola fumante, concedetemi di aggiungere un’ultima cosa. In data 29 agosto sono stata alla sede della ASP di via Bigari a Bologna, con gli assistenti sociali Agata Tabuso e Germanotta Cristina, che mi hanno detto che essendo finto il contratto temporaneo di locazione per la casa dell’Acer, avrebbero dovuto studiare una soluzione: ci manca solo che rimanga senza casa. Io un ex sottufficiale dell’esercito e che ha servito lo Stato.

 

Ora veniamo alla pistola fumante

Quando Stato e politici, non hanno e fanno leggi chiare. Enti religiosi, nella persona del Papa, dicono che il “gender è sterco del demonio”. Quando una persona è isolata e stigmatizzata dalla società. È lasciata sola dalla famiglia di origine. Quando una moglie continua a prendere tempo, bannando il tuo numero e impedendoti di sentire i tuoi figli; e poi, medici, avvocati e assistenti sociali sembrano non riuscire ad aiutarti e, una persona come me, è vessata in questa maniera, vivendo infelice, tutti quanti, consapevoli e non, sono colpevoli, perché complici del sistema, poiché non provvedono alla tutela dell’individuo. Presi singolarmente, nessuno ha colpa ma messi assieme sì,

“poiché uno prepara l’arma, un altro la lubrifica, c’è chi gli mette i proiettili, uno che punta, quello che spara e l’ultimo che butta in terra la pistola fumante.”

In altre parole, sommate questi comportamenti tra loro e capirete l’assurda violenza cui sono stata sottoposta negli ultimi 5 anni.

 

Non esiste una legge che punisca questi reati

Ed è inammissibile che nel 2018 non ci si renda di queste continue violenze, e che non ci sia una legge che punisca questi reati.
E alla fine, è fin troppo facile quando le persone muoiono, dire cose come “era malato”, o “aveva problemi”. Aiutarli prima ed esserli vicini, accelerando tempi e indirizzando verso un giusto percorso, no?

 

Sono 5 anni che non vedo i figli

Al momento, sono quasi 5 anni che non vedo i miei figli e quattro che non li sento e, la soluzione del problema, io ancora non la intravedo.
Questo è ciò che avevo da dirvi. Vi chiedo come al solito la massima condivisione del video, affinché un domani nessuno possa addurre scuse.

 

La mia richiesta

Vi lascio ricordandovi che, il mio sito è marikadesantis.it . Se volete contattarmi, la mia mail è marika-desantis@hotmail.it . E, infine che non ho enormi risorse finanziarie, e sarò ben lieta di accettare qualsiasi tipo di aiuto, economico o altro, che tutti voi vorrete darmi. Quindi, se c’è un avvocato o un penalista, che voglia prendere a cuore la mia posizione, si faccia tranquillamente avanti.

 

Un saluto a tutti di cuore

Vi saluto come al solito un bacio a tutti, kissssssssssss

:-*

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