Video lezione 3: “la scelta? D’essere pazza?”

pazzia

 

Lo scopo delle video lezioni  

Terza lezione. Esposizione di alcuni concetti chiave espressi nel secondo libro, acquistabile in formato e-book, mobi e pdf nei principali e-Book Store.

 

Trascrizione della video lezione

 

Saluti e titolo

Ciao a tutti, MariKa DeSantis, Total Manager TranseX. Benvenuti alla terza video lezione intitolata:

“La scelta? D’essere pazza?”

 

Riepilogo precedenti video lezioni

Prima di andare avanti, permettetemi di riepilogarvi quanto detto finora.

Nella prima lezione,

siamo partiti parlando delle due differenti classi sociali, cioè, poveri e ricchi. E abbiamo detto che le cose non sarebbero mai cambiate se non fosse stato per la meritocrazia, che affermò che, “mettendo a disposizione di tutti gli strumenti di erudizione, una volta appannaggio solo dei ricchi, solo quelli dotati di capacità, avrebbe avuto il meritato successo”. Ma questo discorso è fallace per due motivi:

– primo, gli strumenti di erudizione son forniti dalle stesse persone interessate a mantenere lo “status quo”;
– e secondo, non è detto che gli strumenti a disposizione, siano all’altezza di tutti. Per capirci, vi ricordo due motti famosi: “Per comprendere qualcosa, dobbiamo essere in grado di comprendere”, e “spesso, genio e pazzia, vanno a braccetto.” Infatti, i più grandi e famosi autori, geni, inventori e compositori, avevano caratteristiche fuori dal comune e deficit fisici e/o mentali: erano eccentrici, strambi, freak, eclettici e, alcune volte, definiti pazzi.

Immagino ve li ricordiate:

a) Tesla fu preso per pazzo quando parlò dell’energia libera e disponibile per tutti e del raggio della morte;
b) Che dire di Carl Gustav Young? Per le sue teorie, i genitori di altri bambini, non volevano mandare i loro figli nelle stesse scuole frequentate dai suoi figli;
c) E Sigmund Freud? Che si ritrovò tutta la comunità scientifica contro quando disse che la sessualità era presente nei bambini già a soli tre anni?
d) Vincent Van Gogh: si narra anche che percepisse i colori;
e) E così tanti altri.

Quindi, sono solo i nostri parametri culturali, insegnati, che ci fanno dire che una persona è “matta o fuori del comune”.

Nella seconda lezione invece,

abbiamo accennato a come siamo indottrinati alla regola sociale del “normale”:
L’indottrinamento avviene proprio con gli stessi strumenti messi a disposizione, e che consentono lo sviluppo parziale del cervello: lobo sinistro, parte logica. Mentre sviluppo e stimolo del lato destro, cioè la parte creativa ed empatica, che ci fa essere connessi con la sofferenza altrui e ci permette di trovare soluzioni laddove la parte logica non riesce, è relegato in fondo alla lista delle priorità nell’insegnamento e seguita tuttora a essere ridotto.
Di fatto, ci troviamo in una società capovolta: chi non è proficuo per il sistema, e che quindi, secondo quei parametri, dovrebbero farsi il mazzo per produrre il cellulare da 8 mega miliardi di pixel, e che oramai fa anche il caffè, sono relegate al ruolo di mentecatti, vi ricordate? Michael Young, nel suo libro “L’avvento della meritocrazia” del 1958, disse addirittura che sono esseri “inferiori”. E, il sistema attuale poi, li allontana e vieta loro i principali mezzi di sostentamento (DASPO).

 

Ora, come avviene tutta questa presa per i fondelli?

Lo spiegherò con una citazione:

 

Eric Fromm: finzioni e illusioni

« [Attribuiamo] al conscio un valore più alto rispetto all’inconscio. […] Eppure […] il conscio […] non ha valore [:] ciò che gli esseri umani hanno nella loro mente conscia è soprattutto un insieme di finzioni e illusioni, ascrivibili non tanto alla loro incapacità di vedere la verità, quanto alla funzione della società. La storia umana […] è stata quasi interamente caratterizzata dal dominio e dallo sfruttamento di una maggioranza a opera di una piccola minoranza. Per far ciò, questa di solito si è servita della forza, ma la forza da sola non basta.»

Il dominio di pochi

« A lungo andare, la maggioranza ha dovuto rassegnarsi alla propria condizione di sudditanza, e ciò è stato possibile solo riempiendo la mente degli uomini con menzogne e finzioni d’ogni sorta, atte a giustificare il dominio di pochi. […] Nel corso della propria evoluzione storica, ogni società viene assalita dal bisogno di sopravvivere nella particolare forma che si è data, e solitamente realizza tale sopravvivenza ignorando le grandi aspirazioni umane che sono comuni a tutti gli uomini. Tale discrepanza tra il fine sociale e quello universale conduce anch’essa alla costruzione (su scala sociale) di finzioni e illusioni d’ogni sorta, aventi la funzione di negare e rendere accettabile la dicotomia esistente tra le aspirazioni dell’umanità e quelle di una data società. [Pertanto,] il contenuto della coscienza è principalmente fittizio e illusorio, e dunque non rappresenta la realtà. […] Soltanto quando la realtà nascosta (ciò che risiede nell’inconscio) viene rivelata e non rimane più nascosta (diventa cioè conscia) si ottiene qualcosa di valido.»

La citazione è tratta dal libro “Psicoanalisi e buddhismo zen”, (del 1968) ed è di Eric Fromm, che NON è uno degli autori definiti “complottisti”. Eppure, anche lui accenna al “controllo globale”: per ora, tralasciamo quest’argomento. Lo riprenderemo nelle prossime video lezioni.
Concentriamoci invece su quanto da lui detto: pensate davvero che la vostra, sia pura e genuina coscienza? E che quelle che fate ogni giorno, siano scelte che possano essere definite tali?


No, vi sbagliate di grosso:

vi è fatto credere, ma sono solo costruzioni sociali imposte. Ed è così che mantengono lo status quo: le singole aspirazioni di ognuno, sono schiacciate e sacrificate in nome di una società incapace di cambiare. Stando ai parametri stabiliti, coloro che non si attengono alle regole, scelgono d’essere così. E quindi: chi non fa i lavori malpagati, è uno scansafatiche; il gender, è sterco del demonio; il povero, è povero per colpa sua; e così via. E così che ci fanno ammazzare i nostri stessi figli nelle loro identità e unicità. Come e perché ce lo fanno fare?

 

Le finzioni più grandi: pazzia e anima

Abbiamo detto che una minoranza ha riempito la mente degli uomini con menzogne e finzioni d’ogni sorta. Andiamolo a vedere demolendo due finzioni: la pazzia e l’anima.

 

Classificazione della pazzia

I pazzi, devono essere collocati tra i sani o i malati? Furono osservati alcuni aspetti caratteristici e classificati: i comportamenti dei pazzi sono aberranti; durante una crisi schizofrenica si scatenano forze che nei manuali di psichiatria sono definite forze al quadrato. Queste forze non sono giustificabili dal punto di vista della forza fisica abituale di un individuo. In altre condizioni, come la catatonia, un soggetto può stare sulla punta di un mignolo per ventiquattro ore. Ma questa performance, non è praticabile in ordinarie condizioni di vita.

 

La spiegazione

Come si spiegano allora questi fenomeni? Se il riferimento è il corpo oggettivo e teorico voluto dalla scienza e se aderiamo passivamente a quel modello di corpo astratto, è chiaro che questi fenomeni non si possono spiegare. Di fronte a casi del genere, scienziati e medici del Settecento elaborano una teoria nuova che prese il nome di studio del “morbus sine materia”. Secondo questa teoria, se gli esami clinici di un individuo che appare visibilmente malato, non rivelano alcuna patologia, significa che il morbo si annida nella sua anima, anziché nel corpo.

 

Il concetto di anima

Dell’anima si era detto tutto o quasi: che era immortale, e qualche volta anche mortale; che era vicino a Dio, ma anche lontana da Dio; che si salvava, che si dannava. Ma che l’anima potesse ammalarsi, ecco, questo si disse solo nel Settecento: quando nacque quella scienza che si chiamò psichiatria, che fu affiancata poi dalla psicologia e infine, dalla psicoanalisi.

 

Psichiatria e fenomenologia

«Il pensiero scientifico occidentale, si fonda sul dualismo tra anima e corpo, spirito e materia, inaugurato da Platone e radicalizzato da Cartesio. Eppure, prima di Platone, il mondo greco e la tradizione giudaico – cristiana “non concepivano l’uomo come un’anima che ha un corpo, ma come un corpo che è in relazione con il mondo”. Se l’assunto epistemologico della psichiatria classica e della psicanalisi freudiana e Junghiana si fonda, come ogni scienza naturale, sulla scissione cartesiana, la prassi terapeutica predilige l’approccio fenomenologico che, recuperando il modello antropologico più antico e originario, “si dispone di fronte alla globalità dell’uomo quale si dà nella sua originaria e immediata presenza”.

In quest’ottica,

la distinzione tra sano e malato di mente, perde rilevanza, mentre diventa importante cogliere le diverse modalità con cui l’io è al mondo.

[…] L’analisi fenomenologica promossa da Binswanger non parte, per comprendere l’uomo, dal dualismo antropologico di anima e corpo inaugurato da Platone, né da quello metodologico che articola quella scissione tra soggetto e oggetto che da Cartesio in poi è stata il cardine di ogni costruzione scientifica. Il suo punto di partenza è la presenza umana nel suo originario essere-nel-mondo, senza distinzione tra “sano di mente” e “alienato”, perché sia l’uno, sia l’altro, appartengono allo stesso “mondo”, anche se l’alienato vi appartiene in modo diverso, per differente strutturarsi, nel suo rapporto con il mondo, dei modelli percettivi, comprensivi e comportamentali.

Una volta intesa

l’alienazione come l’estremo tentativo di un’esistenza di realizzare nonostante tutto se stessa, l’alienato non è più chi vive “fuori dal mondo”, ma chi, nell’alienazione, ha trovato l’unico modo per lui possibile di essere-nel-mondo.

[…] Alcune forme di alienazione mentale, quali malinconia, mania, isteria e schizofrenia, non sono più considerate in rapporto a uno schema metaindividuale, magari di natura biologica, come la libido freudiana, né in riferimento a un concetto base di “salute” nosograficamente determinata, se non addirittura moralisticamente o politicamente caratterizzata, ma in base a quell’elemento normativo, comune sia al “sano” sia al “malato”, che è il modo propriamente umano di essere-nel-mondo come e-sistenza, come progetto trascendente. […]

Da queste premesse

si deduce che il malato non ha una malattia, ma è al mondo in una modalità che l’esistenza conosce come suo limite, quando non riesce a esprimersi come e-sistenza che si trascende in un suo pro-getto, ma solo come esistenza gettata.»

(Dal libro “Psichiatria e fenomenologia”, di Umberto Galimberti)

Continua…

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Author: marika

Poetessa, scrittrice e disegnatrice Androgina

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